Autobiografia e Biografia

A cura di Marina Seganti

I laboratori sono spazi riservati e protetti per giovani e adulti. Per partecipare ai percorsi non è necessario saper “scrivere bene”, ma avere curiosità di sé, della propria storia.

Sono percorsi di conoscenza di sè e di riappropriazione della propria storia, attraverso lo strumento semplice ed essenziale della scrittura, si svolgono nel contesto rispettoso ed accogliente del gruppo, luogo di libera condivisione dove le memorie individuali, si incontrano con le memorie del gruppo, intrecciando la storia di ciascuno, le traiettorie individuali con la dimensione sociale.

Ogni percorso-laboratorio è strutturato in 5/8 incontri settimanali o intensivi, a seconda delle disponibilità dei partecipanti.

Laboratori di base – Io sono

Arriva un momento in cui si avverte il desiderio di raccontare la propria storia di vita:

per fare un po’ di ordine dentro di sé e capire il presente;

per ritrovare emozioni perdute e sapere come si è diventati, chi dobbiamo ringraziare o dimenticare;

per dare nuova forma a quel che abbiamo fatto, amato, sofferto;

per lasciare traccia di noi a chi verrà dopo o ci sarà accanto.

Il percorso richiede lavoro e, al contempo, procura tenerezza e benessere.

Scrivere di sé è una ritualità che porta al cospetto della nostra unicità di fronte a un mondo che tenta di omologarci. Aiuta a riconoscersi, svelarsi, destrutturarsi, ricostruirsi, perdonarsi, darsi altre possibilità; a dissodare il terreno della propria vita, lasciando emergere, dalla terra della memoria. Una volta emerso il ricordo c’è per sempre e potrò visitarlo quando vorrò.

Il materiale raccolto può essere utile per scrivere, autonomamente o in modo assistito, la propria autobiografia.

Il percorso è anche la base per un’eventuale sviluppo formativo per biografo volontario, dunque per raccogliere storie altrui.

Laboratori tematici possono essere utili per chi desidera estendere/approfondire la conoscenza di sé, degli altri, del mondo, della natura, della cultura, della professione, dell’educazione… attraverso il dialogo e/o la scrittura.

Io sono anche grazie agli altri e altro: la relazione

L’altro, è colui che tu incontri sul tuo cammino, colui che cresce accanto a te, lavora, gioisce e piange accanto a te, colui del quale dici: “Ne ho fin sopra i capelli” oppure:“Non posso soffrirlo”, colui del quale non dici nulla, non pensi nulla perché tu passi senza guardare e non lo vedi … L’altro è colui al quale devi unirti per diventare l’uomo totale, il fratello universale, colui al quale devi unirti per la tua riuscita e insieme salvarti, con tutta l’umanità. L’altro è colui col quale collabori ogni giorno per completare la Creazione del mondo. L’altro è il tuo prossimo, colui che devi amare.  M. Quosit,

Nessuno conosce se non vicendevolmente”, se non in un rapporto di reciprocità, di prossimità, di apertura col prossimo, con le altre idee, scienze, culture, religioni.

La sapienza comincia quando cominciamo a pensare con il mondo.

Il sapiente, come Socrate, sa di non sapere e per questo parla in modo aperto, azzarda l’imprevisto, attiva un ascolto discreto, uno sguardo delicato, una mente pensosa e un atteggiamento ospitale dello straniero che abita dentro ciascuna persona e nel mondo.

Il percorso è volto a interrogarci sul modo in cui relazioniamo con noi stessi, gli altri e le cose, come possiamo trasformare l’isolamento o il conflitto in possibilità di costruire e vivere buone relazioni, dunque buona vita.

Ulteriori successivi sviluppi: il conflitto necessario, welfare di prossimità.

Scrivere a scuola per orientarsi ed orientare

Percorso rivolto agli insegnati con l’intento di esplorare il sapere operativo del processo di insegnamento-apprendimento, attraverso la testimonianza dialogata e scritta degli insegnanti.

L’intento è di leggere l’esperienza didattica, la burocrazia, i progetti, i percorsi di lavoro, gli appunti fatti di note, osservazioni, impressioni, sensazioni, ma anche di riflessioni sulle difficoltà didattiche incontrate, sui modi possibili per superarle, sui rapporti con i colleghi, i genitori ecc.

Nel percorso si prendono in esame gli aspetti fondanti la didattica; cosa e come gli insegnanti scrivono di sé; come promuono negli alunni il desiderio di scrivere; scrivere la propria esperienza professionale come modalità auto-formativa..

Sviluppi  rivolti agli alunni

-:Percorsi di scrittura di sé, dedicati a bambini, ragazzi, adolescenti e gruppi classe per conoscersi e conoscere, soprattutto amare scrivere.

– Il conflitto come valore, costruire buone relazioni per stare  insieme e conoscere .

– Ascolto e orientamento per progettare, fare e condividere scelte.

– Scrivere la storia della classe/scuola e di chi la abita.

Il corpo racconta

“Il corpo è la nostra sola realtà valutabile. Non si oppone all’intelligenza, ai sentimenti, all’anima. Li include e li ospita. Dunque prendere coscienza del proprio corpo è accedere a tutto il proprio essere poiché corpo e anima, psiche e fisico, forza e debolezza, rappresentano non una dualità dell’essere, ma la sua unità”. Thérese Bertherat

Il percorso aiuta a vivere il proprio corpo: sarà sentito, abitato, pensato, vissuto attraverso i ricordi, le sensazioni, i movimenti, le narrazioni, soprattutto la scrittura.

L’intento è di: vivere e sentire il corpo come insieme di parti e di funzioni, valorizzare e ringraziare il nostro corpo, raccontare di lui e della sua storia, riflettere sull’educazione ricevuta, liberarsi di pesi inutili e ingombranti, ascoltare le emozioni e i sentimenti connessi al sé corporeo, acquisire nuovi sguardi, desiderare nuove prospettive, scoprire affinità e differenze attraverso la ricchezza del gruppo, vivere il gruppo come luogo accogliente e vitalizzante.

Lo sguardo che costruisce, racconta, avvolge, dona

“ Se mi guardi gli occhi, puoi trovare tutto quello che sono stato, e in fondo anche ciò che avrei potuto essere. Lì è il mio inizio, è la mia fine.”

L’intento è di educarsi a guardare per sentire e vedere in modo largo, alto (panoramico), circolare, vicino e lontano, “a misura di ginocchio” come i bambini. E’ importante cercare uno sguardo che vede, per toccare e dare valore ai propri frammenti di storia, per dare loro respiro, collocazione, ospitalità e legami. Siamo fatti di storie, ognuno ha una storia, a volte anche pesante, dunque ciascuno sente il bisogno di ascolto attento e accogliente, di sguardi buoni e comprensivi. Lo sguardo fa esistere, aiuta a riconoscere; cura o ammala, avvicina o allontana,. C’è anche uno sguardo che non vede o vede solo quello che vuole vedere.

Saranno utilizzati strumenti per evocare, narrare, dunque scrivere: arte, fotografie, oggetti, scene, per affinare lo sguardo della memoria, del presente e dell’infuturazione, recuperare sguardi introspettivi, dare voce a pensieri ed emozioni. Il percorso è utile per chi desidera mettere “l’occhio nell’occhio dell’altro” e di non smettere mai di guardare e vedere.

Mnemoteca familiare

E’ necessario capire quali sono le nostre origini, le persone che sono state importanti per noi, un ri-torno è fondamentale per capire la forma di questo nostro viaggio sulla terra. L’album di famiglia, attraverso la composizione di parole, foto ed altri reperti, ci aiuta a rievocare volti, luoghi, sensazioni, scene. Si tratta di un invito a ricordare, con coraggio e amore, anche quel che non vorremmo, giovandoci del valore terapeutico della scrittura. La famiglia, se necessario, va ricostruita, così come una casa. Ogni tanto la casa viene ristrutturata. Se ricordiamo, in qualche modo, abbiamo vissuto e ci prepariamo ad accogliere ciò che ci attende.

Il percorso è utile a non disperdere quella memoria che ci ha reso quel che siamo ed a riportare il gusto antico dell’album da sfogliare ogni tanto, da lasciare ai propri figli e nipoti o semplicemente da regalare a noi stessi.

Altri sviluppi: – la storia dei componenti di famiglie radicate, da generazioni, in un territorio, famiglie immigrate ed emigrate. – la storia di chi progetta il matrimonio, il racconto delle singole origini aiuta a prepararsi e dare forma alla nuova famiglia, figlia delle famiglie d’origine.

Il figlio che sono stato, il genitore che sono oggi

L’intento è di orientare, accompagnare genitori e cittadini a trovare soluzioni rispetto al loro modo di educare, con il dialogo, il confronto, le scelte, la responsabilità, scoprire, consonanze,  assonanze, dissonanze educative con il passato, con il bambino che eravamo in relazione al genitore che siamo, rileggendo la propria storia in armonia, sintonia e contrapposizioni con i genitori che abbiamo e che siamo, ma anche in relazione al legame con il bambino che è in noi. Il percorso, rivolto a genitori e cittadini, in base alle richieste, utilizza lo strumento del dialogo e della scrittura o solo del dialogo in cui ciascuno può dare parola alle esperienze, dubbi, interrogativi, aspettative, bisogni, rispetto ai propri modi di essere verso sé ed i figli. E’ un viaggio che aiuta a trovare nuovi modi per stare, con presenza, dove si sta e per muoversi nelle relazioni con i piccoli ed i giovani.

Altri sviluppi: essere genitori di figli adolescenti, il ruolo del nonno: genitore due volte

La voce delle cose … la parola agli oggetti …

“Ogni cosa è profondamente intrecciata con le altre, è sacro il filo che tiene legate le cose. Nessuna può dirsi estranea all’altra. Marco Aurelio

Le nostre vite sono disseminate di oggetti quotidiani che non solo delimitano e costituiscono una grande parte della nostra vita, ma a volte e senza che ce ne accorgiamo, contribuiscono a trasformarla. La ritualità nell’uso dell’oggetto scandisce il tempo, dunque fa compagnia. Al contempo, sono essi stessi a cambiare: si usurano, invecchiano, si rompono, si ridislocano e si riarticolano con altri oggetti o attività prima non presenti, a volte cambiando anche la funzione. Ogni cassetto, scaffale o angolo remoto della nostra memoria, conserva qualcosa in forma di oggetto intorno al quale si svolge una storia, un racconto, un avvenimento.

L’intento è di trasformare il ricordo e il possesso di ogni oggetto in memoria, con una storia da raccontare, con specifica e unica  biografia.

Anche l’oggetto più semplice e banale ha un suo valore, per chi sa leggere la sua biografia e tramandare la sua storia. Sta a chi si trova tra le mani questo oggetto, a saperne leggere i significati.

II mito, la fiaba attraversano la nostra vita – I molteplici io che ci portiamo appresso, le prove che la vita ci riserva

Non siamo noi a dover spiegare i miti, ma è il mito che ci spiega già. Italo Calvino

I miti sono racconti non elaborati, ma costruiti ad arte e sedimentati nella coscienza collettiva.

Lavorare sui e con i miti, sulle e con le favole significa far parlare le immagini prima del discorso. Quelle storie passate, muovono valori universali senza tempo,  si ripetono oggi e domani, ci aiutano a vedere talenti in ombra, cercare, scovare e costruire nuovi percorsi.

Il Mito aiuta l’interpretazione della vita, di ogni vita come ad-ventura, come Pro-getto (Heiddeger), l’essere gettati nella vita come viaggio che muove alla ricerca di significati.

Il silenzio, luminosa quiete

Il Silenzio oggi è il grande assente. Se ci pensiamo, solo un momento, per vivere veramente, ci vuole anche il silenzio. Il silenzio dà forza e consistenza all’ascolto, alla parola, allo sguardo, al con- tatto. Oggi siamo poco abituati al silenzio e alla solitudine, spesso ci fanno paura e ci angosciano.

Il silenzio, parla a tutti, giovani e adulti, entra dentro ciascuno, come la voce del padre e della madre quando raccomandano l’onestà e la presenza del vivere, in ogni momento. Ci insegna a superare la solitudine perché ci fa pensare ed incontrare la terra ed il cielo, l’uomo e la donna, il giovane ed il vecchio. Per un vero cambiamento bisogna iniziare dal silenzio, come stato da esercitare e custodire, per non cedere all’aggressività che ci viene incontro, ci avvolge e ci sconvolge.

Il laboratorio propone e sperimenta alcune modalità per cercare, ascoltare, scrivere il silenzio per  essere e lasciar essere. Il percorso  è utile a chi desidera trovare una luminosa quiete e diventare custodi del silenzio..

Scrivere per tornare a vivere: elaborazione del “lutto”

“Scrivere di sè è aggrapparsi ad una lettera dopo l’altra, è intersecare pensieri, è colmare uno spazio per far pace con i vuoti tra le parole. Di fronte al dramma, alla sofferenza e al dolore, ricordare è a volte necessario. Spesso solo dopo, ci si riesce. Quando si tenta di comprendere quello che è stato e come è avvenuto. La scrittura allora sfida l’oblio, conferisce dignità, diviene riscatto, salva la vita”.

La perdita di una persona, un ideale, il lavoro, sono esperienze che accomunano tutta l’umanità, lutto è perdita, mancanza, senso di vuoto e di sconfitta, è anche una malattia, perdita del lavoro, della casa, la fine di un legame, la separazione, il divorzio, la morte di un sogno, la fine di un progetto, il crollo di un ideale.

Lutto è tutto ciò che ha fatto sì che la nostra vita sia stata molto diversa da quello che ci eravamo immaginati e avevamo sperato (illusioni, speranza, aspettative deluse). E’ quel macigno che ci siamo ritrovati sulla strada della nostra vita a scatenare la paura e bloccare la realizzazione dei nostri progetti.

Il laboratorio offre un percorso di elaborazione cioè un “passare attraverso la nostra storia”, le sofferenze, le perdite, i sogni infranti, le paure per regalarci il diritto al silenzio, al raccoglimento, alla cura, al sollievo, alla compagnia di noi stessi … per tornare a vivere.

Ulteriori tematiche

Spazi di vita, spazi di racconto

La natura ci chiama e ci cura

Giocare con i contrari: esploriamo ciò che di contrapposto c’è in noi

Le emozioni sono tutte necessarie

La solitudine: il pieno e il vuoto

Pre  e post adozione: potenziare identità per costruire il nuovo (laboratori formativi e/o raccolta di storie)

La scrittura si fa teatro, danza, musica,..

Spiritualità ed esistenza

 

Altro da pensare e inventare ….

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