Festa Bacellierato

Montiano, 28 luglio 2014


Cari adulti, è bello celebrare i giovani in alcune tappe dello studio, dunque della vita. Questa è molto più di una festa, è riconoscere, chiamare per nome i propri cittadini in via.

Cari giovani, festeggiate un bel traguardo, ora vi attende un lungo viaggio di esplorazione, d’impegno e di conquiste ulteriori.

Pensandovi, ho evocato il mio percorso ancora in via, ve lo comunico semplicemente con alcuni pensieri essenziali:

ho studiato e lavorato poi ho lavorato e studiato, ora mi sono presa il tempo per realizzare i desideri e le passioni rimasti in ombra.

Ho fatto anche scelte dovute che, a volte, hanno mortificano i miei desideri, ma la passione è sempre stata presente vera e pulsante, ho così trovato i modi per stare bene, anzi gli eventi mi sono venuti incontro per realizzare, in altro modo, quei desideri sempre vivi.

Ho imparato dallo studio, dal pensiero e dal sentire messi in opera.

Ho lottato per avvicinarmi alla poesia, alla scrittura e, come Rembaud, al desiderio di diventare una ladra di fuoco e una veggente, dunque stare ben salda nel presente, ma con un piede nel passato e uno nel futuro.

Ho nutrito la passione per il mio progetto esistenziale, ho alimentato il desiderio di esistere (sono grazie agli altri), di lavorare, di conoscere.

Sto imparando a stare con me stessa, con quell’amico rompiscatole che porto appresso.  Socrate quando andava via dall’agorà, dalla piazza, quello che lo preoccupava di più era di rimanere con se stesso, perché se non si era comportato bene, non poteva liberarsi da quell’amico rompiscatole che si portava appresso, dunque è la coscienza che ci fa capire, che ci fa pesare se abbiamo fatto il male, lui, l’amico rompiscatole, ci dice che ha bisogno del bene.

Sto cercando di esercitare un pensiero essenziale per dare una forma etica alla mia esistenza, voglio mantenere la mia libertà, dunque devo fare attenzione quando gli altri cercano di mettermi in forma, di modellarmi, di strumentalizzarmi. Le società democratiche sono a rischio perché non vedono quando gli altri riducono la libertà.

Affronto le domande grandi: chi è l’uomo, chi sono io, cos’è il bene, cos’è la giustizia, sotto quale cielo e sopra quale terra voglio vivere? Quale eredità voglio lasciare ai giovani di oggi e di domani?

 

In sintesi, faccio mie le famose parole: “Siate folli, siate affamati”, di Steve Jobs rivolte ai neolaureati di Stanford.

E’ con questo invito che mi rivolgo a voi con tre parole, a me molto care: gioco, follia e ragione.

Erasmo Da Rotterdam con l’Elogio alla follia, in un’affascinante fantasia, esprime la ricerca di un’autenticità umana. Presenta scene teatrali in cui gli attori indossano ora l’uno ora l’altro io, mutando ruolo e prospettive svelano l’implicito dualismo di ogni realtà, il contrasto assiduo tra razionale e irrazionale, ignoranza e saggezza di cui è formata la trama della vita.

 

Che cos’è il gioco della follia?

La follia è ciò da cui derivano tutte le cose speciali: l’amore, l’amicizia, …

Pensiamo a un matrimonio senza un pizzico di follia, se manca lo scherzo, la giocosità, dura poco, diventa monotono, il marito si stancherebbe della moglie e viceversa.

Pensiamo alla scuola, lo scolaro si stancherebbe della maestra.

Pensiamo all’amicizia, il bene più prezioso, l’amico si stancherebbe dell’altro amico.

La follia è il sale, che da sapore alla vita nelle sue contraddizioni, contrasti, tormenti, passioni e genialità.

E’ grazie a quel pizzico di sana follia, infatti, che la vergogna e la paura si dissolvono e l’uomo diventa capace di osare, liberare l’animo dall’ansia per colmarla di piacevoli sensazioni.

Il folle gioca, cerca per il piacere di cercare, di incontrare l’estraneo, lo straniero, lo strano: un altro, un diverso, una diversità, una straordinarietà.

Chi guarda, nutre e abita questa filosofia è sempre un po’ insoddisfatto nella e della vita, per questo appoggia un piede nel gioco della follia e un piede nella ragione: un’oscillazione fra interno ed esterno.  In tal modo prendono forma figure in divenire che domandano, cercano e camminano verso il compimento e la realizzazione, come dice Martin Buber, di opere di un sol getto, cioè unificate e non rammendate o sfilacciate.

Grazie al gioco della follia, assaporiamo i piaceri della vita, se non prendessimo mai una pausa dalle nostre attività, spesso noiose, vivremmo nella malinconia.

 

Follia e ragione, qual è la misura nella vita?

Alla follia sono aperte le prospettive più ampie, forse si tratta di una misura senza misura? Certo, la follia è la più importante, ma ha bisogno di una compagna: la ragione.

La follia permette di guardare l’infinito, ma si può smarrire la strada, è obbligatorio smarrirla, ma la ragione può divenire una guida al  servizio del dolce miele di una buona follia.

 

Il gioco della follia e la ragione ci chiamano e ci invitano a perdere un po’ noi stessi per aprirci al mondo,

a sgombrare il corpo di tutto ciò che esprime l’onnipotenza di sé,

a concedere spazio al dialogo della vita e della cultura, dove si costruisce il pensiero e si ammorbidisce il cuore.

Per non concludere, ritorno a Socrate che, prima di morire, fa una preghiera: quando i miei figli si occupano dell’onore, gloria e ricchezza dategli addosso. Fate in modo che si occupino di virtù, verità e saggezza.  Questo è un invito che consegno a me e ogni altro adulto del tempo presente.

 

Voi giovani

ricordate che la vita non è facile, la vita non è difficile …

 

Grazie per il vostro impegno e la vostra agilità.

Marina Seganti

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *