Chi siamo

A cura di Carla Amadori e Marina Seganti

L’ Associazione di promozione sociale “Accademia Il piccolo Principe” è nata nel 2013 dalla collaborazione di Marina Seganti e Carla Amadori entrambe interessate, da sempre, all’educazione, alla formazione e alla crescita della persona.

L’Accademia Il Piccolo Principe è uno spazio e luogo di incontro socio-psico-pedagogico e formativo, la sua azione è orientata da diversi principi  e approcci culturali: sistemico, umanistico esistenziale, fenomenologico/ermeneutico, …. in una parola “ eclettico”.

L’accademia Il Piccolo Principe sostiene e promuove iniziative sul territorio nazionale,

L’accademia il Piccolo Principe promuove un ricco ventaglio di proposte  che vengono indirizzate ad un pubblico vario e vasto: formazione e consulenze in gruppo ed individuali, conferenze tematiche, laboratori: per genitori, adolescenti, insegnanti, educatori,  personale sanitario,  professionisti, cittadini.

Progetti e sperimentazioni possono essere realizzate in collaborazione con enti pubblici e strutture private.

 

Le fondazioni culturali

Filosofia dell’Addomesticare all’essenziale

Antoine de Saint-Exupéry, nel “Il Piccolo Principe” descrive i bisogni essenziali dell’uomo in una prospettiva esistenziale, ecologica, fenomenologica, sistemica, con uno sguardo plurale nell’ incontro  fra EsserCi, Conoscere, Fare, Donare.

“…Vieni a giocare con me”, le propone il Piccolo Principe

Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.

Che cosa vuol dire ‘addomesticare’?”

E’ una cosa molto dimenticata. Vuol dire creare legami”.

La volpe pazientemente spiega che addomesticare significa creare legami, laddove ciascun uomo è da principio disinteressato, distaccato, indifferente all’altro, è solo addomesticandone uno che quell’uomo sarà “speciale” ai nostri occhi. L’addomesticare è atto di vicinanza e dono, sguardo e incontro, legame e ritualità, in un processo di ricerca e reciprocità; messo in movimento dalla danza dell’ amore e della cura, è una relazione in cui ognuno nulla si aspetta in cambio, dunque è gratuita. Nasce dall’amore, come tendenza umana alla valorizzazione dell’altro, desiderio di essere con l’altro, così, come nel Piccolo Principe, una rosa, uguale a centomila rose, può diventare La Rosa per il tempo che si è trascorso a curarla. L’addomesticare cerca l’umano/la persona che è in ciascuno, nutre l’intimo desiderio di conoscere, di cercare, di dar senso al tempo che scorre, di stupirsi delle meraviglie dell’uomo nel mondo. Indica modi di esplorare le vie del possibile, di “passare dalla potenza all’atto” (Aristotele), suggerisce domande e risposte per camminare libero sul sentiero delle intenzionalità pensate ed agite, intorno ad un bisogno di verità, un desiderio di senso che è iscritto nel cuore di ciascuno.

“… Addio“, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Oltre alle apparenze, c’è lo spirito, ogni cosa nasconde un tesoro da cercare e un mistero da svelare.

L’essenziale, non visibile agli occhi, è rappresentato dalla fatica di addomesticare, di creare legami, che prendono forma attraverso il movimento dell’immaginazione e dell’amore.

L’essenziale orienta un viaggio interiore: parte dall’io per arrivare al sé profondo (Jung), dall’io costruito socialmente al sé, dalla maschera sociale, che è illusione, all’identità inconscia profonda.

Il processo dell’addomesticare all’essenziale, rivitalizza l’umano che è in ciascuno e tutti.

 

Metafora ecologica:

L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono, è un testo di singolare potenza e fa compagnia al Piccolo Principe. L’albero rappresenta, fin dai tempi antichi il simbolo e l’espressione della vita, dell’equilibrio e della saggezza. E’ dimora, colore, suono, profumo, cambiamento, trasformazione, nascita e rinascita. Racchiude una storia, un mistero, una memoria, un presente ed un futuro. Offre intuizioni e creatività a quanti sanno guardarlo con occhio grande, libero e aperto.

Il prodigio dell’albero si riflette nella mente e nel cuore dell’uomo. La natura rinasce senza fine, rinnovandosi continuamente, sempre diversa, eppure sempre uguale a se stessa.

Dal racconto emerge un messaggio di riconciliazione dell’uomo con se stesso, attraverso l’aiuto di madre natura; è un messaggio di rinascita nella foresta della vita. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi, non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è.

Co-mete  

Le co-mete, con la loro luce sapiente, guidano e nutrono i viandanti nel loro cammino e nell’incontro con gli altri, le cose e la natura. Dunque sono mete con-divise.

 

EsserCi

“L’esserCi costruisce il proprio essere in possibilità e la manifestazione dell’essere è nell’uomo”. Heidegger

L’essere di ogni persona è sempre una connessione con sé, gli altri, la natura, le cose.

E’ un modo di essere nel, con e per il mondo nella continua ricerca di intenzionalità e significati,

la ricerca dell’essenziale, del come abitare la vita che si fa esistenza. E’ una spinta a“esserCi ”come presenza autentica e possibilità in divenire. L’esistere è un co-esistere, un far germogliare possibilità, far sbocciare desideri e progetti, comunicare eredità buone, seminare stupore. Dove c’è uno spazio ed un tempo per dialogare, non c’è solitudine, ma l’essere che si manifesta, un essere in-sieme che apre alla meraviglia del mondo, così come appare. I modi costitutivi e circolari dell’esserCi (Hedegger), aiutano a cercaroriente: l’affettività avverte l’esserci del suo essere gettato nel mondo, la comprensione dell’essere in quanto esser gettato (il passato), dell’essere in quanto progettualità (futuro), la cura delle cose intramondane (il presente) e il discorso/parola.

 

Conoscere  

Conoscere è la capacità di leggere, interpretare, rappresentare ogni mondo, essere coscienti di ciò che si impara e si vive, incontrare storie individuali e collettive. E’ un processo di costruzione in via, attento alla persona e invito a spingersi in avanti.

Ha un forte legame con l’amore. L’amore dà senso all’esistenza. Aristotele apre la sua opera più importante (la Metafisica) con queste parole: “L’uomo è portato naturalmente alla conoscenza”.

L’essenza della persona è fatta per conoscere, dunque amare le cose e amandole l’uomo le rende feconde. Ciò che caratterizza l’amore è quello di essere fecondo: quando amiamo e siamo amati, siamo fecondi.

Il progetto intende operare in un contesto fenomenologico-ermeneutico, sistemico ed ecologico,  per costruire il disegno di un pensiero che fluisce da una vita sentita e colta.

 

Fare

Heidegger coglie una dimensione operativa dell’avvicinarsi alle cose.

Fare è coltivare la natura della persona in ogni suo aspetto, è sperimentare presenza autentica, dunque l’esserCi, nella dimensione del “tra”. Il tra è la patria dell’uomo, il “tra” è il mio pensiero ed azione, il “tra” è il mio corpo e il movimento, è “tra” me e il mondo, è l’essere che si manifesta nell’ accadere. L’azione è l’accadimento, che fa da riferimento all’agire/fare dell’uomo, in cui mette in gioco tutte le dimensioni: relazionali, affettive, etiche, intellettuali e spirituali.

Fare è prendersi cura delle possibilità “d’essere più proprio” dove si dispiega l’esistenza.

E’ mettersi in gioco per inventare un nuovo modo di “spartire il lavoro”, di “stare, fare e conversare insieme”, in un contesto vero perché celebra talenti, risorse al servizio di altri e altro. E’intraprendere un viaggio verso l’altrove, approdare a nuovi tempi e luoghi generativi di opere.

 

Donare

Jean Giono (L’uomo che piantava gli alberi):“Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricevuto alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile”.

La più grande realizzazione dell’uomo sta nel donare, portare l’altro a sé, con sé nel tempo. Nel donare si manifesta l’umanità, lo splendore dell’essere, la vitalità della fiducia, lo sguardo avvolgente. I doni sono parte di ciò che si è: pazienza, senso di prospettiva, equilibrio, gioia di vivere, pace interiore, senso di benessere, lotta, debolezza, fedeltà a pensieri e sentimenti. Il perdono è un dono continuo e duraturo nel tempo.

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